Internet of Things, pro e contro dell’essere sempre connessi

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La diffusione dei dispositivi smart cresce velocemente, facendo lievitare il tempo che trascorriamo “online”. Pro e contro di un panorama in continua evoluzione

Se ritenete che le continue notifiche e i continui “bip” dello smartphone e degli altri oggetti smart che possedete occupino già una parte consistente della vostra vita, sarete ben presto “costretti” a ricredervi. Non siamo che all’inizio. La grande onda lunga dell’Internet of Things, infatti, sta appena iniziando a prendere l’abbrivio e ben presto inizieremo a percepirne i reali effetti. Dalle smart home alle smart city, saremo letteralmente circondati da dispositivi e gadget connessi sempre pronti a registrare ogni nostra mossa e tradurla in dati.

La linea che divide la nostra vita disconnessa da quella connessa, già piuttosto sottile, finirà con l’assottigliarsi ulteriormente. Dal momento in cui ci svegliamo sino a quando andremo a dormire saremo costantemente monitorati e “valutati”; le nostre azioni (anche quelle meno importanti, almeno apparentemente) saranno registrate e scomposte in dati così da poter utilizzare queste informazioni per ottimizzare i nostri tempi e, da un punto di vista teorico, migliorare la nostra vita.

Questo, però, è solo uno degli aspetti riguardanti la crescita dell’Internet of Thingse della diffusione degli smart devices. I pro e i contro di una vita sempre connessa, infatti, sono molteplici e non tutti immediatamente “visibili”.

La nuova era del “sempre connessi”

Complice la diffusione di tecnologie come il Bluetooth 5 e Wi-Fi HaLow, sarà possibile progettare e creare un numero crescente di dispositivi smart e connessi, in grado di tenere traccia di tutto ciò che facciamo e di tutto ciò che ci accade intorno. Ci trasformeremo così in esseri “sempre connessi”, pronti a condividere i nostri dati e le nostre informazioni con altri utenti, con chatbot o intelligenze artificiali di varia natura. Ci attende, dunque, un futuro nel quale saremo sempre connessi e sempre raggiungibili, indipendentemente dalla nostra localizzazione o dalla presenza o meno di segnale: i sensori che ci circonderanno – e che, in parte, già ci circondano – continueranno a tracciarci e “seguirci”, rendendo il mondo reale e il mondo virtuale (quasi) un tutt’uno.

La vita in un mondo di dati

Ci ritroveremo a vivere una vita in cui i big data la faranno da padrone: dai pasti al sonno, dall’attività fisica al lavoro, non ci sarà un singolo aspetto della quotidianità che sfuggirà all’occhio elettronico dei sensori. Immersi nelle “nostre” smart city, avremo a che fare con i dati – e i gadget connessi – sin dal risveglio, quando programmeremo la macchina del caffè smart grazie allo smartphone o quando controlleremo l’andamento del traffico dal pannello di controllo della nostra smart car. Rilevamenti e monitoraggi non ci abbandoneranno neanche quando saremo in ufficio o mentre ci alleniamo per scaricare lo stress accumulato nel corso della giornata. Dulcis in fundo, arriva il momento di dormire, ma non prima di aver impostato lo sleep tracker, così da poter conoscere la qualità del sonno una volta svegliati e cominciare una nuova giornata immersi nel mondo dei dati.

L’altro lato della medaglia

C’è da dire, però, che questa sovraesposizione “statistica” non è del tutto priva di pericoli. Nel soppesare pro e contro della vita connessa derivante dall’IoT, infatti, bisogna tener conto dell’importanza che i dati assumono non solo per i singoli utenti, ma anche per imprese, agenzie pubblicitarie e anche per enti governativi. Come sostengono in molti, infatti, i big data sono il petrolio del futuro e saranno in grado di alimentare un’economia multimiliardaria nel giro di pochissimi anni. Il pericolo maggiore è quello di esporre la propria privacy e la propria vita privata all’occhio indiscreto di aziende, enti governativi e così via.

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità

L’iperconnettività e la grande abbondanza di dati ci metteranno a disposizione strumenti e informazioni come mai prima d’ora, permettendoci così di suddividere e analizzare ogni singolo aspetto della nostra vita da un punto di vista statistico e analitico. Un’analisi così “granulare” permetterà di ottimizzare tempi e sforzi ma, allo stesso tempo, metterà a rischio la nostra privacy e i nostri dati personali. Il futuro, però, non è così a tinte fosche come si potrebbe in qualche modo pensare.

La gestione di queste informazioni e di questi dati resterà, nella gran parte dei casi, nelle nostre mani e sarà nostro compito, dunque, decidere cosa farne e come gestirli. Certo, i pericoli connessi a un attacco hacker o a un furto informatico sono sempre dietro l’angolo e il rischio più concreto che si può correre è quello del furto di identità. I progressi nel settore della sicurezza informatica, però, consentiranno agli utenti di migliorare la protezione dei dati e della privacy, garantendo loro la possibilità di gestirli e amministrarli come meglio credono.

 

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